Un lavoro lasciato a metà

787

Oggi vorrei riportare qui di seguito alcune mie considerazioni che traggono spunto da un articolo di Flight International riguardo la soluzione al problema delle batterie del Boeing 787.

Nell’articolo si legge che anche se Boeing ha trovato il modo di risolvere l’inconveniente alle batterie e anche se le sue squadre tecniche stanno lavorando sugli aerei già consegnati per apportare le modifiche necessarie aleggia su tutta la vicenda un senso di lavoro lasciato a metà.

La soluzione trovata, una specie di contenitore in cui collocare le batterie e che serve ad evitare che le fiamme si propaghino in caso di problema agli accumulatori, non sembra affatto aver risolto la causa del problema, cioè il malfunzionamento delle batterie stesse.  E’ sicuramente il rimedio più rapido che si poteva adottare, e probabilmente, anzi certamente, rende il 787 sicuro al 100%, ma la causa di fondo, ovvero il perché le batterie si surriscaldino fino a prendere fuoco non è stata chiarita del tutto.

L’esempio che viene riportato nell’articolo fa riferimento ad un incidente del 1996 che portò alla perdita di un 747 della TWA. L’aereo esplose in volo, ma la causa che provocò l’esplosione non fu mai chiarita con certezza. Il problema era stato determinato da un corto circuito che aveva fatto prendere fuoco al carburante nei serbatoi, ma la causa del corto circuito non fu ami del tutto chiarita. Ecco, il retrogusto che lascia la vicenda del Dreamliner è lo stesso, anche se con risvolti, fortunatamente, molto meno drammatici.

Il tempo che trascorreva mentre Boeing cercava una soluzione al problema ovviamente non era una delle migliori pubblicità per la compagnia di Seattle, non solo per il danno economico ma anche perché cominciava a circolare tra gli addetti ai lavori la domanda sul perché non siano stati eseguiti dei test in precedenza che prendessero in conto la possibilità di tali mal funzionamenti.

La “testardaggine” del voler assolutamente continuare ad utilizzare le nuove batterie al litio, invece di prendere almeno in considerazione la possibilità di un ritorno a quelle classiche al nickel-cadmio, ha portato sicuramente la Boeing alla necessità di dover assolutamente trovare una soluzione e, in un tempo relativamente breve, è stata trovata la migliore delle soluzioni possibili.

Eh già, la migliore delle soluzioni possibili, non la migliore soluzione e basta. Il punto di fondo è questo. Ora sappiamo come circoscrivere il problema senza che questo possa causare danni, ma non sappiamo eliminare il problema alla radice.

Il 787 è tornato a volare e, ne sono certo, è un aereo sicuro al 100%. Questo però non basterà a togliere dalla mente quel piccolo tarlo che mi farà pensare ad un lavoro lasciato a metà…

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