Sette giorni per Alitalia

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L’altro giorno è stato presentato il piano industriale di Alitalia, inutile spenderci troppe parole perché lo trovate in giro un po’ dappertutto e perché, soprattutto, non è un vero e proprio piano industriale. Vi sono indicazioni sulla riduzione dei costi, ok, ma non si hanno notizie di un piano industriale vero e proprio con tanto di previsioni di nuove rotte, acquisizioni nuovi aerei o al contrario, chiusure e dismissioni.

Questo non è un caso. Sappiamo che per sopravvivere oggi Alitalia, ancor più dopo l’avanzata delle compagnie low-cost in Italia, deve puntare sul lungo raggio. Questo vorrebbe dire però pestare i piedi a Air France che vorrebbe una mini Alitalia che fondamentalmente portasse passeggeri al proprio Hub di Parigi.

Sempre dell’altro giorno è però la notizia che l’aumento di capitale sarebbe arrivato alla fatidica quota di 225 mln, ovvero al cifra che si doveva raggiungere per permettere l’ingresso di Posta coni suoi 75 mln che avrebbero permesso di raggiungere i 300 mln indicati da Del Torchio come quota necessaria a mantenere a galla la compagnia.

Nel frattempo però qualcosa è cambiato. Da un alto Air France non ha aderito all’aumento di capitale vedendo quindi diluita la propria quota e dall’altro, nonostante le smentite, Etihad si è interessata sempre di più della ex- compagnia di bandiera.

L’interesse non è solo platonico visto che proprio oggi la compagnia di Abu Dhabi terminerà l’analisi dei conti di Alitalia ed entro il 20 dicembre dichiarerà le proprie intenzioni.

Se la compagnia araba non si mostrerà interessata si aprirebbe per Alitalia un vortice che proabilemnte la porterebbe in primavera a ricadere nelle braccia di Air France con tutte le conseguenze (di forte ridimensionamento) che questo comporterà.

Se invece Etihad accetterà di entrare nell’azionariato di Alitalia con un ruolo preminente, le cose potrebbero cambiare in meglio. La compagnia araba potrebbe aver bisogno di un alleato forte che guardi verso occidente potendosi a quel punto concentrare verso l’oriente, facendo di Abu Dhabi un forte hub e lasciando comunque a Roma il ruolo di hub di peso per tutte le rotte verso ovest.

In questo caso un’espansione sul lungo raggio sarebbe auspicata da Etihad e andrebbe nella direzione indicata da tutti per risanare i conti della compagnia italiana.

La recente campagna acquisti di Etihad in Europa (JAT prima e Darwin dopo) fa capire un reale interesse degli arabi per il vecchio continente, ma solo una compagnia di peso come Alitalia (che in ogni caso, pur con mille problemi, possiede ancora discrete dimensioni) potrebbe farle far il salto di qualità.

Tra una settimana avremo tutte le risposte ai nostri dubbi.

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