MH370, un anno dopo

E’ passato un anno da quello che possiamo definire il più misterioso incidente aereo nella storia dell’aviazione. Alle 02:14 dell’8 Marzo 2014 scompariva il volo MH370 della Malaysian Airlines in volo da kuala Lumpur a Pechino con 239 persone a bordo.

A distanza di un anno non solo non sappiamo cosa sia successo al volo ma non abbiamo neanche idea su dove sia il relitto dell’aereo.

Lasciando da parte le ipotesi più fantasiose (ovviamente c’è anche chi ha parlato di rapimento alieno…) al momento vi sono diverse ipotesi sulla fine del volo, nessuna delle quali però convince fino in fondo:

1) dirottamento/attentato: nessuno tra i passeggeri a bordo dell’aereo è stato indicato come possibile terrorista dalla autorità malesi. Neanche i 2 passeggeri saliti a bordo con dei passaporti rubati. Inoltre dall’ultimo contatto l’aereo ha volato per ben sette ore, in direzione opposta alla destinazione, facendo dunque escludere la possibilità di bomba a bordo ma anche del dirottamento visto che l’aereo ha puntato verso sud dove non c’è, in mezzo all’oceano, nessun aeroporto o terra ferma. Nessuna rivendicazione comunque è stata mai stata rilasciata circa la fine del volo.

2) incidente. Un incendio avrebbe potuto danneggiare trasponder e ACARS del 777 quasi simultaneamete? Forse sì. Ma questa ipotesi non spiega né il cambiamento di rotta né il fatto che nessuna comunicazione di emergenza sia stata lanciata dai piloti.

3) ipossia. Il caso del volo “fantasma” della Helios sembrerebbe avere molte similitudini con quello dell Malaysian ma anche alcuni punti differenti. Possibile che nessuno dei 2 piloti si sia accorto del malfunzionamento del sistema di pressurizzazione? E perché l’aereo ha cambiato rotta? Se l’avesse fatto per dirigersi verso l’aeroporto più vicino vorrebbe dire che allora i piloti si era accorti del problema e, vista la riserva d’ossigeno di cui dispongono, avrebbero potuto abbassarsi di quota e comunque comunicare l’avaria ai controllori del traffico, cosa che non hanno fatto.

4) suicidio. Non sarebbe la prima volta che un pilota decide di suicidarsi schiantandosi con il suo aereo. Il comanadante avrebbe potuto con una scusa far uscire il copilota e poi, chiusosi dentro l’abitacolo, avrebbe potuto depressurizzare l’aereo, rimanendo l’unico in vita grazie al suo ossigeno. Dopo di ché avrebbe potuto puntare verso l’oceano, esaurendo a poco a poco il proprio ossigeno, passando dalla veglia al sonno e alla morte. L’aereo avrebbe poi proseguito fino a quando, finito il carburante, si sarebbe schiantato in marre aperto. Nessun messaggio d’addio é però stato trovato. Al momento, però, questa sembrerebbe l’ipotesi più plausibile, anche se non suffragata da nessun dato oggettivo.

Fino a quando non si troveranno le scatole nere non sarà quindi possibile chiarire cosa sia successo al volo MH370. Il dubbio è però che si possano ancora trovare, visto che cercare un aereo, seppur grande, nell’oceano indiano meridionale è peggio che trovare il famoso ago nel pagliaio.

 

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