Malaysia 370: il punto della situazione

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Interno di un aereo malese impegnato nelle ricerche

Ecco un post che potrebbe essere completamente bianco. Bianco perché, a quasi 3 giorni dalla scomparsa del Boeing 777 della Malaysia Airlines ancora non vi è nulla di certo.

Rispetto al post scritto il giorno certo dell’incidente abbiamo qualche dato in più ma nulla che ci possa far capire cosa è successo.

Partiamo dal relitto: non c’è. Non è stato trovato  il relitto dell’aereo, né pezzi dello stesso. Non è stata trovata alcuna traccia dello schianto del velivolo (anche alcune  traccie di benzina che affioravano sulla superficie del mare sono state dichiarate incompatibili con il carburante aeronautico). Se l’aereo si fosse disintegrato in volo (cosa che da una prima ipotesi poteva sembrare la teoria più plausibile)  avrebbe lasciato frammenti in un’area vastissima e sicuramente qualcosa sarebbe rimasto a galla. L’area è perlustrata da decine di imbarcazioni e mezzi aerei ma per il momento nulla è stato trovato.

Appare dunque impossibile poter azzardare qualsiasi ipotesi sulla sorte dell’aereo anche se c’è però chi parla di terrorismo. L’attenzione dei media si è concentrata sulla presenza a bordo di 2 passeggeri (anche se alcune fonti parlano addirittura di 4) che si sarebbero imbarcati con passaporti rubati. I due passeggeri avrebbero acquistato due biglietti per Amsterdam via appunto Pechino. Una delle teorie formulate è che il volo 370 sia stato oggetto di un atto terroristico, tentativo di dirottamento o esplosione a bordo, e gli autori sarebbero appunto i due “clandestini”. E’ bene però sottolineare che ad ora non è stato rivendicato nessun atto terroristico circa la scomparsa del Boeing malese ed è altrettanto bene tenere presente che, purtroppo, la pratica di far entrare in Europa passeggeri con documenti falsi è usata molto di frequente sia dai trafficanti di droga che di essere umani. Sicuramente l’intera vicenda fa trasparire la scarsa attenzione delle autorità malesi nel controllo dei documenti di viaggio ma, per il momento, nulla di più.

Sicuramente questo caso ci fa venire in mente quello dell’Airbus 330 della Air France precipitato nel sud Atlantico. In quel caso l’aereo si infilò in acqua riducendo al minimo i resti galleggianti. La difficoltà in quel caso era data dal fatto che non si aveva un’idea precisa di dove l’aereo fosse precipitato e dunque le ricerche durarono a lungo perché l’area da scandagliare era molto vasta. Lì fu poi trovato per primo l’impennaggio di coda del 33o ma che è in materiali compositi (e dunque galleggia) mentre la coda del 777 è fondamentalmente in alluminio (e dunque affonda). E’ bene poi precisare che mentre l’Atlantico del Sud è profondo diverse migliaia di metri (circa 3500 dove fu rinvenuto il relitto) qui ci troviamo di fronte ad un mare poco profondo, al massimo raggiunge gli 80 metri di profondità.

Ho voluto scrivere questo post per fare il punto della situazione, ma chiunque si renderà conto di come vi sia poco da scrivere. Ad oggi abbiamo solo una certezza, che l’aereo sia disperso. Non abbiamo neanche la certezza che sia precipitato in mare.

Le prossime ore, forse, aiuteranno a risolvere qualcuno dei dubbi che caratterizzano questa vicenda, fino ad allora non potremo che restare in attesa.

 

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