L’Italia vuole sviluppare un proprio UCAV MALE

nEUROn-UCAV

Mentre si fa tanto clamore intorno al programma F-35 l’industria aerospaziale nazionale non sta ferma, affatto.

L’Italia infatti è determinata a procedere, con o senza i suoi partner tradizionali inglesi e francesi, allo sviluppo di una versione armata di un velivolo senza pilota  MALE (medium-altitude, long-endurance).

Il progetto sta procedendo a ritmo sostenuto, da una parte a causa della reticenza degli Stati Uniti a dare seguito alla richiesta italiana di poter armare la propria flotta di Predator e dall’altra per dare all’industria nazionale (leggi Alenia Finmeccanica) la possibilità di rafforzarsi in questo settore.

 Il tira e molla con gli USA sulla possibilità di armare il Predator va avanti da ormai 2 anni. I funzionari del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti non commentano questi ritardi, ma fanno notare che “il trasferimento di know-how verso gli alleati come l’Italia ci permette di lavorare insieme in modo più efficace per affrontare le sfide alla sicurezza comuni. L’Italia è un partner forte e un alleato della NATO, che contribuisce in modo significativo alle operazioni della coalizione a guida NATO e degli Stati Uniti “. Fatto sta che l’ok per l’acquisizione dei kit ancora non arriva.

Per l’AMI poter armare i propri UAV è una “priorità alta”. E questi ritardi non appaiono accettabili, ancora di più se si pensa che al Regno Unito è stata concessa la facoltà di iniziare l’integrazione del missile Brimstone sui propri  Reaper (versione armata del Predator). Inoltre gli UAV britannici già impiegano l’Hellfire e bombe a guida laser Paveway II.

Ecco che quindi l’Italia sta lavorando con la sua industria e sta sollecitando possibili partner stranieri del progetto. La trattiva andava avanti con  Londra e Parigi, ma l’accordo di cooperazione sulla difesa strategica franco-britannico firmato nel 2012 non ha indicato un chiaro percorso da seguire per quanto riguarda il MALE. “Per quanto ne sappiamo, questo [accordo strategico] non sta procedendo molto bene”, ha detto l’AD Alenia Aermacchi Giuseppe Giordo. “Quindi non aspetteremo la Francia e il Regno Unito ma stiamo lavorando con gli altri paesi.”

Alenia vuole trasportare nel nuovo velivolo l’esperienza acquisita con i suoi dimostratori  Sky-Y e Sky-X  e con l’UCAV europeo Neuron UAV.

Pare che i contatti vi siano già, anche con Paesi extraeuropei (e qui vengono in mente sia Israele che la Turchia, Paesi questi con i quali l’Italia ha solidi rapporti industriali nel campo della difesa).

Lasciare tutta l’esperienza riguardo i velivoli senza piloti agli USA può essere rischioso, soprattutto per quanto riguarda il know-how industriale che potrebbe lasciare nelle mani delle aziende a stelle e strisce  un mercato che, nel futuro, si prospetta come sempre più importante.

(fonte aviationweek.com)

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*