La seconda chance

Una seconda chance la si concede a chiunque. Da tifoso del Toro ho fatto mia questa massima da tempo (e spesso ho concesso una terza, una quarta e una quinta opportunità).

Da appassionato di aviazione oggi vorrei parlare del caso Alitalia a Torino dove una seconda chance al management SAGAT deve essere concessa, perché la prima non ha davvero sortito i risultati sperati.

Alitalia ha annunciato circa 2 settimane fa di voler abbandonare i collegamenti diretti tra città italiane (anche come conseguenza della chiusura di AirOne). L’obiettivo è far transitare tuto da Fiumicino per massimizzare i profitti e, soprattutto, per non entrare in diretta concorrenza con le low-cost (in primis Ryanair ed easyJet) che hanno dimostrato di essere padrone incontrastabili su queste tratte.

Scelta magari criticabile ma comprensibile.

Alcuni aeroporti italiani, tra cui quello di Torino, si sono trovati spiazzati perché su alcune tratte Alitalia (o AirOne) operavano in monopolio e dunque appariva praticamente impossibile trovare un sostituto a 15 giorni dalla chiusura dei voli.

Quella che però poteva sembrare una tragedia poteva invece essere un’occasione (quasi) irripetibile. La dipartita di Alitalia avrebbe finalmente aperto queste rotte all’ingresso delle low-cost e Torino in particolar modo sembrava poter finalmente, dopo anni di corteggiamento, dare il via alla tanto sospirata base Ryanair.

I politici locali, che spesso sanno di aviazione in maniera inversamente proporzionale alla volontà di apparire in pubblico, si stracciavano le vesti implorando che Alitalia tornasse, disposti (magari non apertamente) a trovare degli incentivi perché questo avvenisse.

Le rotte che da Torino venivano lasciate completamente scoperte erano quelle verso la Calabria, Lamezia Terme e Reggio.  La ex-compagnia di bandiera dichiarava che erano rotte non profittevoli e quindi le voleva chiudere. Pur apparendo strano come due rotte da Torino verso la Calabria possano non essere profittevoli questo può anche essere vero visti i costi che una compagnia tradizionale ha. Ovviamente quello che ci si aspettava era l’ingresso di Ryanair che ha Lamezia ha una sua base dalla quale trova profittevole operare verso Roma, Pisa, Bologna, Bergamo, Treviso.

Il volo per Lamezia poteva dunque rientrare tra le rotte papabili del vettore irlandese.

Poi invece, come nei migliori gialli di tradizione british, ieri sera il colpo di scena. A seguito di un tavolo-tecnico tra SAGAT e Alitalia quest’ultima ha riconsiderato la profittabilità delle tratte e mantiene i voli.

Tutto e bene quel che finisce bene. Ma anche no.

Guardando gli operativi dei due voli (4 volte la settimana Lamezia e 2 Reggio) si scopre che partono verso le 20:30 da Torino per arrivare verso le 22:30 in Calabria e che da qui ripartono alle 6:30 per arrivare a Torino verso le 8.

Orari assurdi, specie quelli del rientro. Visto che i voli non sono pensati per un’utenza business la partenza dalla Calabria all’alba è fortemente scomoda, ancor più se si considera che le aree di riferimento dei due aeroporti coprono l’intera Regione che non brilla certo per collegamenti semplici e veloci. Questo indurrà la maggior parte delle persone a tornare o facendo scalo a Fiumicino o ad optare per easyJet a Malpensa, che ha orari molto più accessibili.

Tra un po’ di tempo quindi Alitalia si lamenterà della scarsa affluenza sul suo volo e lo chiuderà (salvo altri tavoli tecnici dei quali non si conoscono le argomentazioni).

Ovviamente poi, al di là degli orari, bisognerà vedere i costi di questi voli (in vendita dal 22 settembre) perché se c’è chi è disposto a svegliarsi anche alle tre di notte pagando un volo a/r 50€ ce ne sono molti di meno se questo volo dovesse costare 4,5 volte di più (e vedendo le tariffe passate nulla ci fa pensare a prezzi diversi). Oltre agli orari dunque anche la compagnia è completamente sbagliata.

E qui torniamo al punto di partenza. La seconda chance. Visto che finora il nuovo management SAGAT si è mosso molto bene, portando nel carniere delle destinazioni torinesi numerosi voli, alcuni importantissimi, non voglio credere che questa vicenda finisca qui.

Trovare un vettore che in 2 settimane tappasse il buco lasciato da Alitalia era difficilissimo e ovviamente chiunque fosse stato scelto avrebbe avuto il coltello dalla parte del manico. Una trattative serena non si può fare con la clessidra che scorre inesorabilmente e dunque piuttosto che trovare un accordo svantaggioso si è scelto di rattoppare la situazione con Alitalia e cercare un vettore alternativo (che non può che essere Ryanair o, al massimo, Vueling) col quale ragionare con calma.

Quello che mi aspetto, ma credo che sia quello che si aspettino molti viaggiatori piemontesi, è che dunque entro un tempo relativamente breve appaia un secondo player che proponga i voli con frequenze e prezzi ben diversi da quelli di Alitalia.

Questa è la seconda chance che credo bisogni dare a chi gestisce l’aeroporto di Torino. Se però al Toro di chance i suoi tifosi ne concedono diverse, in questo caso, dopo la prossima, difficilmente i tifosi di Caselle gliene concederanno un’altra.

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