Il bivio

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Non è ancora detta l’ultima parola, ma pare proprio che la strada si segnata. Alitalia potrebbe presto essere acquisita da Air France. Lasciando da parte tutte le notizie riguardanti l’acquisizione (molte delle quali mere supposizioni), mi piacerebbe concentrarmi su un altro aspetto, già tirato in ballo per Telecom Italia, ovvero la tutela dell’italianità.

Fu proprio per tutelare l’italianità che Berlusconi nel 2008 bloccò la vendita ad Air France per 3mld di euro di Alitalia (accollando parallelamente 5 mld ai contribuenti, provocando quindi un danno totale pari a 8 mld alle casse dello Stato).

In nome dell’italianità la compagnia fu fatta acquistare da un gruppo di capitani coraggiosi che le avrebbe dato una seconda vita gloriosa.

La seconda vita gloriosa non vide mai l’alba. A distanza di 5 anni Alitalia si dibatte nei debiti. Ha puntato tutto sul network a corto e medio raggio entrando in una competizione che mai avrebbe potuto vincere contro le low-cost, dimenticando di puntare sul lungo raggio dove invece avrebbe potuto avere degli utili.

Ha affittato i proprio aerei da una società italiana con sede in Irlanda, la AP fleet, a prezzi superiori a quelli medi di mercato (AP fleet che ha tra i suoi soci anche alcuni soci della stessa Alitalia, soci che quindi avrebbero fatto affittare da una loro società aerei ad un prezzo maggiorato da un’altra loro società).

L’italianità è poi preservata nel nome dei soci e basta, perché addirittura gli aerei sono tutti immatricolati appunto in Irlanda, caso unico tra le compagnie di bandiera (o che vogliono farsi passare per tali) d’Europa.

Se poi vogliamo affrontare il discorso da un punto di vista più ampio, che senso ha parlare di Europa unita, che senso ha dire che vogliamo superare i vecchi statalismi, che senso ha mandare il premier in giro a cercare investitori stranieri, quando poi nei fatti non si vuole vendere a nessuno che non sia made in Italy?

 “Air France per prima cosa userà la scure tagliando personale e mezzi”. Ecco la frase che tutti vorrebbero scolpire sulla pietra come monito rivolto a chi vede di buon occhio questa acquisizione.

Forse  sarebbe il caso i ricordare che non è un revenchismo francese contro il bel Paese, ma che la stessa Air France manderà a casa più di 5.000 dipendenti francesi nell’ottica di rimettere a posto i propri conti. Ci aspettiamo invece che mantenga in piedi carrozzone italico?

E poi, a chi si oppone a tale vendita, e qui mi riferisco soprattutto alla politica che già in passato si era opposta con i disastrosi risultati che abbiamo sotto gli occhi, mi viene da chiedere, quale è l’alternativa?

Per fine ottobre servono, pare, 500 mln. I capitani coraggiosi non ci pensano neanche un secondo di mettere mano al portafoglio, anche perché, proprio come la vecchia Alitalia, anche quella odierna perde più di quanto guadagna e quindi apre essere un pozzo senza fondo.

L’unica opzione alternativa alla vendita allo straniero sarebbe ri-statalizzare Alitalia (in maniera più o meno palese). Ma siamo sicuri che ne valga la pena? Nella situazione in cui ci troviamo è il caso di accollare allo Stato una società mangiasoldi che, in nessun caso, si riuscirà a risanare? Probabilmente no.

Se entro fine ottobre non si troveranno questi soldi Alitalia fallirà. Punto. La ex-compagnia di bandiera si trova dunque ad un bivio le cui strade sembrano due. Da una parte la volontà di preservare l’italianità della compagnia, strada che però pare portare all’inesorabile fallimento; dall’altra la vendita ad una società estera con il conseguente piano di ristrutturazione che questo comporterà ma con la sopravvivenza della compagnia.

Nel bene e nel male non sembra che vi siano troppe scelte. Davanti al bivio la strada da seguire pare essere una sola.

Prima di strapparsi le vesti, per un ulteriore pezzo d’italia che viene svenduto allo straniero è il caso di ricordare che, purtroppo, questa situazione è frutto di una classe dirigente italiana (in generale e non solo in campo aeronautico) che in gran parte non è in grado di essere all’altezza dei suoi pari stranieri, vuoi per incapacità, vuoi perché si mira sempre a far prevalere gli interessi personali. In ogni caso con buona pace per Alitalia e per la sua italianità.

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