E ora?

“E ora?” è questa probabilmente la domanda che ronza nelle teste degli AD delle principali compagnie italiane dopo la giornata di ieri. L’annuncio shock di Ryanair di aprire una base a Fiumicino, che accoglierà fino a 12 aerei entro un anno, non avrà fatto dormire più di una persona stanotte.

La giornata di ieri segna probabilmente uno spartiacque epocale nella politica di Ryanair e nel mondo dell’aviazione in Italia. Non è mia abitudine usare termini così perentori ma davvero credo che il sistema cui sia abituati oggi in Italia cambierà.

La scelta di aprire Fiumicino è dettata probabilmente da più fattori. Sicuramente è una risposta a Vueling che sembra aver alzato troppo la cresta, ma in primo luogo è la dichiarazione di come, dopo le parole, anche i fatti dimostreranno del cambiamento in atto nella compagnia irlandese.

Una prossima pronuncia della Commissione UE (di cui presto parleremo) potrebbe non rendere poi così redditizio volare da aeroporti secondari, qualora questi non possano più sostenere economicamente i voli se gli aiuti fossero visti come aiuti di Stato.

A questo punto sarebbe inutile partire da aeroporti lontani dalle principali città e difficilmente raggiungibili e trascurare quelli primari. E dunque ecco che Ryanair sta lentamente spostando il suo baricentro verso gli aeroporti maggiori (pensiamo a Barcellona El Prat, Lisbona, Bruxelles Zaventem –dove oggi ha annunciato una nuova base- e Roma Fiumicino). Collegare però due aeroporti maggiori vuol dire entrare in diretta concorrenza con le compagnie tradizionali che hanno sempre replicato alle offerte aggressive di Ryanair dicendo che con gli irlandesi non volavi da X a Y, come facevi con loro, ma da un aeroporto lontano da X ad un aeroporto lontano da Y. Oggi questo non è sempre vero e domani lo sarà sempre meno.

L’italia poi possiede una pecularietà che altri Paesi non hanno. Il nostro paese ha infatti una (ex) compagnia di bandiera che è in fortissima crisi e che, stando così le cose, non riuscirebbe ad arrivare all’estate. Nel caso in cui questo dovesse avvenire (caso tutt’altro che improbabile) Ryanair si troverebbe già ad operare le principali rotte interne e non avrebbe alcuna difficoltà nel subentrare ad Alitalia impedendo di fatto che nuovi players si possano inserire.

I nuovi players si chiamerebbero, sostanzialmente easyJet e Vueling, le uniche due compagnie che potrebbero mettere i bastoni tra le ruote a Ryanair.

E le italiane? Se l’ingresso a gamba tesa su Alitalia nel mercato nazionale (con le 4 di ieri Ryanair arriva ad avere ben 14 basi in Italia) rischia di fare molto male alla ex compagnia di bandiera, chi probabilmente non riuscirà a reggere il colpo sono quelle compagnie i cui AD si chiedono “E ora?”

Se per Alitalia l’unica speranza di salvarsi è una rimodulazione dell’offerta con un aumento dei voli a lungo raggio le altre compagnie non hanno questa opzione.

AirOne è strettamente legata ad Alitalia ma il suo futuro appare sempre più incerto al di là delle vicende legate all’espansione Ryanair (che comunque ieri ha aperto 2 basi, Palermo e Catania, dove di recente AirOne si era posizionata). Blu Panorama è recentemente subentrata a Belle Air nelle rotte tra Albania e Italia ma appare sempre più in difficoltà nelle rotte nazionali non riuscendo a competere con le tradizionali low-cost. Meridiana si regge sostanzialmente sulle rotte che può operare in monopolio verso la Sardegna grazie alla Continuità territoriale, ma che da sole non possono garantire una sopravvivenza tranquilla alla compagnia dell’Aga Khan.

Sembrano poi difficili i tempi anche per Volotea, low-cost spagnola che ha cercato in Italia di ritagliarsi uno spazio che oggi però dovrà vedersela su quasi tutte le rotte con la concorrenza agguerrita di Ryanair.

Un futuro dunque  italiano dominato dal trio Ryanair, easyJet e Vueling? A prima vista sembrerebbe di sì anche se la guerra nei cieli italiani è appena iniziata e le sorprese, ne siamo sicuri, non finiscono qui…

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