In difesa di Alitalia

L'ATR prima e dopo la depersonalizzazione
L’ATR prima e dopo la depersonalizzazione

Mai mi sarei aspettato di scrivere un post a difesa di Alitalia. Ho più volte criticato la nostra ex compagnia di bandiera (intesa come società e non come personale) in particolar modo per le sciagurate scelte operative che la caratterizzano. Negli ultimi giorni però, a seguito dell’incidente dell’ATR a Fiumicino si sono levate voci di critica davvero infondate.

Si è criticato la compagnia per aver cancellato il proprio logo e i propri colori dall’aereo coinvolto nell’incidente. Ebbene, questa è una prassi diffusa presso tutte le compagnie, a seguito dell’idea che la visione di un aereo con i propri colori protagonista di un incidente faccia una cattiva pubblicità alla compagnia (scelta oggi un po’ antiquata perché i media si muovono a velocità tale che già pochi minuti dopo il fatto abbiamo già le immagini). Che sia però una decisione sensata o meno tutte le compagnia la adottano, procedendo con la mera copertura del logo all’imbiancatura totale dell’aereo (possiamo ricordare qui il caso dell’A319 Windjet incidentato a Palermo). Quindi Alitalia non ha fatto nulla di strano.

L’altro attacco è venuto dall’imbroglio che Alitalia avrebbe perpetuato a danno dei passeggeri, vendendo un volo non solo operato da un’altra compagnia (Carpatair) ma non informando di questo sufficientemente i passeggeri.

Lasciando da parte la discussione sull’opportunità o meno di subappaltare alcune tratte ad un altro vettore che le opera con propri aeromobili ed equipaggi (wetlease) quando hai un mucchio di personale ancora oggi in cassa integrazione che non aspetta altro che essere richiamato in servizio, qui il punto è un altro: i passeggeri sono stati informati correttamente? Questa è una pratica corretta?

Il wetlease è una pratica molto diffusa tra numerose compagnie, specie quando vi è la necessità di avere una maggiore offerta per un periodo di tempo limitato. In questi casi, invece che acquistare aerei e assumere personale per un breve tempo, cosa che sarebbe antieconomica, si affittano entrambi da un altro vettore.

Pratica ancora più corrente è vendere un volo che viene operato (per proprio conto o anche in maniera indipendente) da un’altra compagnia. In questi casi al momento dell’emissione del biglietto viene specificato chi opera il volo e dunque il passeggero non può dirsi non informato. Forse sarebbe il caso, semplicemente, che il passeggero prima di definirsi oggetto di soprusi e truffe leggesse le condizioni di vendita con maggior attenzione prima di accettarle.

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