ATR pronta al lancio di un nuovo modello

I-ADLM

La notizia non arriva come un fulmine a ciel sereno, ma crea scalpore ugualmente: ATR starebbe pensando ad un nuovo velivolo da 100 posti.

L’AD Giordo di Alenia Finmeccanica, partner che insieme ad EADS costituisce il consorzio ATR, ha annunciato che entro l’anno verrà deciso se procedere allo sviluppo del nuovo modello, ma da quanto si legge tra le righe la decisione pare essere già stata presa, quantomeno dal partner italiano.

Se è vero che “ il programma dal punto di vista del mercato è molto interessante e pensiamo di catturare 1200 aerei nei prossimi 20 anni” (Giordo dixit) è altrettanto vero che non tutti vedono di buon occhio il lancio di un ATR (denominato per ora ATR-90) con maggior capienza. Le perplessità non vengono però dai concorrenti del costruttore di Tolosa, ma proprio da chi a Tolosa ha una delle sue sedi ed è, per inciso, anche l’altro azionista di ATR, EADS.

Il colosso franco-tedesco ha diverse perplessità sul lancio di un nuovo velivolo con una maggiore capacità, non tanto per la bontà dell’idea, ma quanto per il lavoro e l’impiego di risorse, soprattutto umane che richiederebbe.

La tendenza che il mercato sta mostrando è che le diverse compagnie aeree non vorrebbero utilizzare aerei al di sotto dei 100 posti perché ritenuti poco redditizi. L’ultima prova è data da Lufthansa che ha pian piano dismesso tutta la flotta di CRJ perché ritenuta appunto anti economica. Il discorso per i modelli turboelica è leggermente differente rispetto ai jet, perché i consumi sono inferiori, ma anche in questo settore pare essere questo il trend. Lo si capisce, restando sempre in casa ATR, guardando gli ordini che il costruttore ha in portafoglio che vedono una maggior preferenza da parte degli acquirenti verso il modello -72 rispetto al più piccolo -42.

Puntare su un modello più grande, che arrivi ad avere intorno ai 100 posti, andrebbe incontro al mercato (è ipotizzabile che quando si lancia un programma del genere si abbia la spinta di qualche acquirente potenziale) e surclasserebbe la concorrenza, leggi Bombardier, che per il momento non ha in cantiere un progetto del genere. Dov’è quindi il problema?

Come dicevamo EADS non ha perplessità a proposito della bontà del progetto, ma teme l’impegno che il lancio di un nuovo velivolo può portare.

Per capire meglio la questione bisogna riflettere sul fatto che ATR non sviluppa ex novo un nuovo modello da circa 30 anni. Per lo sviluppo di un velivolo completamente nuovo sarebbe necessario fare riferimento al know-how esterno, esterno ad ATR ma non esterno alle società che la controllano, e dunque vorrebbe dire far riferimento alle conoscenze acquisite nel corso degli ultimi anni dagli ingegneri Airbus e Alenia.

Detto in parole povere il nuovo progetto in cantiere impiegherebbe centinaia di ingegneri aerospaziali  che però, per ammissione dello stesso AD di Airbus, Fabrice Bergier, non si ha alcuna intenzione di distogliere dalle mansioni che stanno ricoprendo ora.

Se le mansioni che stanno ricoprendo ora riguardano due progetti come l’A350-1000 e il 320Neo si capisce il perché EADS, che controlla Airbus, non veda con lo stesso entusiasmo di Alenia il lanciarsi in una nuova avventura del genere.

Attualmente le priorità del colosso aeronautico europeo sono i due programmi che riguardano i prodotti di punta del proprio listino, ridurre il numero di ingegneri che vi lavorano vorrebbe dire rischiare ritardi a tali programmi, cosa che Airbus non vuole assolutamente che accada.

E dunque? La questione è però ancora aperta, perché da una parte la stessa EADS non ha chiuso la porta in faccia alla proposta italiana, prendendosi del tempo per riflettere, dall’altra Alenia, per bocca del suo stesso AD, è decisa ad andare avanti, anche da sola (facendosi carico però di tutti i costi e gli oneri che il lancio di un nuovo prodotto porta con se o, magari, cercando altri partner industriali?).

Per sapere in che direzione si andrà bisogna avere ancora un po’ di pazienza, “entro fine dell’anno prenderemo una decisione”, e  la decisione che la società italiana pare essere già stata presa, ovvero andare avanti, con o senza il partner transalpino.

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